La polemica anti cattolica ha preso un nuovo corso, quello dell'aggressione diretta da parte anche di fonti ufficiali, alle posizioni espresse dal Papa. A parte i mangiapreti incalliti che fanno della loro vis polemica un elemento identitario, ci si mettono anche le fonti governative. Sto pensando alla luterana Merkel per le questioni inerenti alle affermazioni negazioniste del vescovo inglese Williamson e al ministero degli esteri francese in merito al preservativo strumento di lotta all'AIDS e altri. Qualcuno comunica dati al ribasso dei pellegrini a Roma per avvalorare la "popolarità" in discesa dell'attuale Papa. Vedi Repubblica, forse la capofila italiana dei mangiapreti, se valorizzata l'efficacia della sua azione. Sempre su questo giornale, il 25 marzo il sociologo Ilvo Diamanti conferma il dato contrario, la popolarità crescente del Papa. Gironzolano dati contrastanti e forse contraffatti per sostenere che la strada intrapresa dal Papa non riceve un adeguato consenso. Kung, in un'intervista alla trasmissione dell'Annunziata, donna molto equilibrata e imparziale, per niente di parte (!), ci descriveva un Papa "isolato". Tutti questi detrattori si affannano a sostenere la propria tesi con dati statistici a conferma. Mi viene in mente Prodi, l'ex presidente del Consiglio, che in un testa a testa televisivo, citò qualcuno dicendo che i dati statistici sono come i lampioni ai quali si appoggiano gli ubriachi; uomo non simpatico ma certamente sagace, questo Prodi, capace di fiutare l'opportunità. Il Papa, tempo addietro, chiarì che il Papa non è una star, ciò che dice non appartiene alle categorie dei media o alla temporanea valutazione che con essi, esprime l'opinione pubblica. Egli vuol parlare della Verità perché il suo ruolo lo chiama a questo e questa Verità è la verità dei cristiani, la Verità lasciata in deposito dal loro fondatore nelle mani del Papa. Chiaramente l'hanno fatto tutti i Papi. Questo ha dalla sua qualcosa di specifico. Egli utilizza metodo e contenuti efficaci anche per coloro che si sono autoincoronati intelligenti e il suo argomentare è profondo e mirato al cuore dei temi contrastati dalle ideologie laiciste. Diciamo che questo Papa sa dare delle splendide bastonate a questi ideologi poiché li conosce benissimo e non li ha mai ignorati, non ne ha mai accettati gli assunti di partenza. Questo pericolo è fortemente percepito dai formatori dell'opinione pubblica. La grande ideologia laicista, si appoggia su un semplice messaggio quasi elementare: " sei autorizzato a fare ciò che ti piace perché non c'è nessun Dio che ti può punire e non c'è nessuna ragione perché tu debba rinunciare a qualcosa". "Se hai paura della morte, non preoccuparti, dacci un po' di tempo e vedrai che con la nostra scienza risolveremo il problema". Io ci aggiungerei per banalizzare "tu limitati a comprare i nostri giornali e fare quello che ti diciamo vedrai come sarai felice". Hanno aggredito il Papa perché ha detto che il preservativo non è efficace per la lotta all'AIDS. Questi preservativisti hanno impennato i loro calamai, microfoni e telecamere per denunciare un pericolo, quello che la lotta all'AIDS subisse anch'esssa un'impennata dopo tale affermazione. Nulla di ciò che il Papa ha detto all'Africa, ha avuto un'analisi adeguata, la questione era il rivestimento in lattice dell'apparato riproduttivo maschile. Il culturame si scatena e tutti i sonagli tintinnano nello stesso modo. Il Papa indica la luna e loro guardano il dito, d'altronde sono intelligenti, candidati all'orientamento delle massse. Le accalappiano con i loro gadget: il preservativo, l'aborto (nel caso il partner avesse dimenticato a casa quello che potremmo chiamare DPC dispositivo di protezione collettiva) il fumo. Il ruolo dello strumento in questione è essenziale non per la lotta all'AIDS ma per tenerci separati dalla realtà e permetterci di credere ciò in cui vogliamo credere o, forse, ciò in cui ci propongono di credere. Senza preservativo la realtà mi avvicina alla Verità, la verità che l'altro non è uno strumento per il mio piacere, io non posso usare l'altro e l'altro non può usare me. I rapporti sessuali sono protetti da che? Dalla realtà, il preservativo, a noi, lo calzano sulla testa. Traformano il sesso in un problema idraulico al quale la tecnologia risponde con strumenti adeguati. La paura dell'incontro, del mostrarsi nella propria debolezza, nel ammettere che non si è autosifficenti, che si ha bisogno degli altri e che gli altri ci possono dire no, non è più un mistero sacro, è una questione insignificante, marginale, banale. Alcool, fumo, un pezzo di domopak fasciante e la libertà dell'uomo è raggiunta. Idioti, manipolatori infingardi, falliti, uomini morti, untori (se mi sentissi legittimato a una citazione importante, direi: sepolcri imbiancati). L'ideologia laicista, nel suo randagismo, affronta la difficoltà della realtà con la finzione. Ai grandi bisogni interiori dell'uomo risponde ironizzando sulla capacità di soddisfarli. Qualsiasi astronoma pacchiana può deriderci per l'ambizione delle nostre aspirazioni, ridicole rispetto alla grande libertà che promettono all'uomo, la libertà di soffocare in noi la tensione all'oltre. Tutto è ingessato nella coercizione ideologica, nella preservativizzazione cerebrale dei grandi gestori dell'opinione pubblica, nelle categorie confezionate dai postulatori globali dei gruppi contro i singoli. Efficacissimo quell'articolo di Baget Bozzo sul Foglio del 7 novembre 2006 in cui dice: …l'autorità del Papa è il presidio della libertà della persona nella sua concretezza contro una dittatura del diritto sopranazionale tendente a creare la legittimità dei gruppi sociali in quanto portatori dei diritti di libertà. ….. il primato papale che sembrava al moderno la negazione della libertà e dell'uguaglianza, finisce, nel tempo della globalizzazione, per apparire come una forma della trascendenza della persona sul diritto dei gruppi legati al sesso, alla cultura e alle religioni. A questi grandi manipolatori l'uomo singolo non interessa, interessano i grandi numeri, e i grandi numeri devono aderire all'ideologia , pena l'emarginazione culturale, sociale e politica. Vi è una cosa che accomuna Europa e Africa, che entrambe sono società morenti. Nella prima non si fanno figli, nella seconda muoiono di AIDS, in entrambe l'istituzione matrimoniale si sta sfaldando.










































